Il rigurgito di centralismo

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 Il riordino dei poteri locali che è previsto dalla riforma del Titolo Quinto del Governo Renzi nasconde un rigurgi to di centralismo che rappresenta il tentativo delle buro crazie romane, assecondate o favorite dal mondo politico nazionale, per riconquistare le posizioni di potere che rischiavano di essere perse con la trasformazione dell’Italia in uno stato federale. Approfittando de lla campagna contro le regioni a statuto speciale lanci ata da influenti ambienti giornalistici legati al mondo imprenditoriale lombardo e bolognese, facendo leva sulla cattiva amministrazione della più grande delle regi oni speciali, la Sicilia, e più i generale sul discredi to caduto sulle regioni a causa degli scandali dei consigli r egionali, che hanno coinvolto quasi tutte le regioni, si tent a di riaccentrare sullo stato competenze importanti, so prattutto quelle sull’ordinamento degli enti locali, sulla pianificazione del territorio, sull’energia, sul tu rismo. Si tratta di tentativi contro i quali si deve opporre un fronte comune di tutte le speciali.

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Costruire la Comunità friulana

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L’assenza di una rappresentanza istituzionale unica del Friuli che potesse dare una voce forte e autorevole agli interessi ed alle aspirazioni della comunità friulana, resa solidale da una comune cultura dell’impegno e del lavoro e da un sistema di valori che la rende inconfondibile rispetto alle altre realtà italiane, oltre che da un codice linguistico originale e unico che nulla ha a che fare con le altre espressioni linguistiche della penisola, ha assegnato un ruolo importante alle tre province friulane che in ogni occasione significativa sono emerse come la naturale intelaiatura istituzionale di questa comunità e la espressione più sicura di una volontà di crescita autonoma e di autogoverno. Sulle Province come enti esponenziali della comunità friulana, come organismi di programmazione del territorio e come punti di erogazione dei servizi di area vasta, avrebbe dovuto basarsi un efficace disegno di riforma dell’assetto istituzionale della Regione. La riduzione dell’amministrazione regionale alle sole funzioni di alta legislazione, di rappresentanza della comunità regionale nei confronti dei grandi centri di decisione esterni, avrebbe dovuto trovare il suo fulcro nelle amministrazioni provinciali come naturali organismi per l’esercizio delle funzioni e l’erogazione dei servizi di area vasta. I provvedimenti legislativi della Regione volti allo svuotamento delle Province di funzioni e di risorse,alla riduzione delle stesse ad enti di secondo grado lacui inefficienza è già stata sperimentata con le Comunità montane, in quanto affidate ad amministratori locali deresponsabilizzati e il cui futuro politico dipende solo dal consenso ottenuto nei rispettivi comuni, e la programmata espunzione di questa istituzione dal testo della Carta costituzionale, inverte tale itinerario di riorganizzazione della pubblica amministrazione. Le conseguenze sono date da un processo di accentramento di funzioni in capo alla amministrazione regionale la cui funzione di moltiplicatore della spesa pubblica, e di sede di pratiche corruttrici sono state ampiamente evidenziate dalle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto tutte le Regioni italiane, compreso il Friuli Venezia Giulia. Il disegno nutrito a danno delle Province, se avrà ovunque conseguenze negative, perché moltiplicherà i centri di spesa e i luoghi in cui si eserciteranno le pratiche corruttrici delle lobbies economiche, avrà conseguenze devastanti per la Comunità friulana, che si vedrà privata di una rappresentanza istituzionale che comunque è in grado di esprimere gli interessi e le esigenze del Friuli, nelle sue varie articolazioni territoriali. Accanto ad una grande città di oltre 200 mila abitanti e di una Amministrazione regionale con sede nel capoluogo, vi sarà un pulviscolo di 200 Comuni o di una ventina di aree “vaste” che riprodurranno il superato modello dei mandamenti giudiziari. Il Friuli perderà la sua voce, e sarà sempre soccombente di fronte alle esigenze e agli interessi del capoluogo regionale e della classe politica regionale che visi annida. Anche di fronte alla prospettiva della costituzione della Città metropolitana di Trieste, che avrebbe già potuto essere costituita sulla base della Legge regionale sull’ordinamento delle autonomie locali del 2006, e verso la quale pare orientarsi la amministrazione comunale di Trieste, è necessario che il Friuli trovi nuove forme di organizzazione amministrativa e di rappresentanza istituzionale e di coesione politica, istituzionale e culturale. E’ venuto il momento di pensare ad un riordino dell’assetto istituzionale della Regione, mediante la costituzione di una Comunità friulana che comprenda tutti i territori friulani compresi tra il Livenza e il Carso, aperto all’adesione dei comuni friulani del Veneto, da Portogruaro a Sappada. La competenza primaria sull’ordinamento delle autonomie locali che è stata attribuita alla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia consente la costruzione di un assetto istituzionale innovativo, nell’ambito dei vincoli posti dalla Carta costituzionale, nella sua formulazione attuale o in quella che è in corso di predisposizione. Associazione delle Province friulane, o Associazione dei comuni friulani, o una unica Comunità di area vasta legislativamente ancorata ad una legge regionale,possono essere le soluzioni da percorrere.

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La Provincia di Udine va alla guerra

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La Provincia di Udine si prepara ad opporsi in tutti i modi all’attuazione della LR 2/1914 che riduce le province ad enti di secondo grado, con la quale la Regione si prepara a perpretare un grave attentato ai diritti della comunità friulana che viene espropriata del suo diritti ad eleggere i propri rappresentanti in consiglio provinciale e il proprio Presidente. Con la pratica abolizione della Provincia si priva la comunità friulana della propria rappresentanza e dello strumento per la manutenzione delle infrastrutture di trasporto e di istruzione e di erogazione di servizi nel campo del lavoro, dell’ambiente, della cultura e dell’assistenza sociale. In una delibera della Giunta provinciale approvata i questi giorni si autorizza il Presidente ad esperire tutte le azioni necessarie all’impugnazione della citata legge in tutte le sedi, nazionali e anche internazionali. Di fronte alle decisioni della Giunta provinciale e alle dichiarazioni del Presidente Fontanini la Presidente della Giunta regionale Serracchiani ha l’improntitudine di lamentare la mancanza di correttezza e di collaborazione interistituzionale. E mena grande scandalo in proposito dichiarando “Ipotizzando addirittura di adire la via dei ricorsi nazionali ed europei contro la Regione, la Giunta Fontanini ha deliberato in modo forse formalmente corretto, ma nella sostanza ha sovrapposto una visione di parte al ruolo istituzionale. Dubito poi, che infilare le nostre istituzioni in una galleria di ricorsi possa servire ai cittadini della Provincia di Udine e di tutta la regione”. Come se la proposta abolizione delle procedure democratiche a livello provinciale non giustificasse una reazione decisa da parte dell’Amministrazione provinciale, che in questo modo tutela i diritti dei cittadini a giovarsi di un ente che provvede agli interessi della comunità a livello di area vasta.

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La minoranza friulana

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La impreparazione e i limiti culturali della nostra classe dirigente – politica e non – conduce ad una sistematica sottovalutazione del valore che riveste l’appartenenza della popolazione friulana ad una minoranza linguistica tutelata da norme europee, costituzionali e regionali. La persistenza di una diffusa cultura politica liberalnazionale agganciata anche inconsapevolmente ad ispirazioni nazionaliste confermate ed impresse da una scuola che è ancora ancorata a stereotipi di origine ottocentesca, la diffusa ignoranza dei fatti linguistici e degli elementi di storia della nostra comunità impediscono ai politici friulani – ma anche agli imprenditori e agli intellettuali friulani – di percepire tutto il valore dell’appartenenza ad una comunità linguistica originale, che ne fa un unicum in Europa. E che se non percepita come un valore, il che può avvenire solo per chi non è sorretto da una adeguata base di cultura e da una sufficiente consapevolezza storica, deve almeno essere apprezzata per essere l’unica convincente giustificazione per il regime di autonomia speciale, che tanti vantaggi porta al Friuli sia in termini di autonoma determinazione di scelte in tanti campi dell’amministrazione sia in termini di risorse aggiuntive di origine tributaria di cui gode il nostro sistema regionale, assai superiori di quelli che affluiscono ai bilanci delle regioni ordinarie. Appartenere ad una minoranza linguistica significa essere portatori di un profilo di specificità che ci distingue dalle altre regioni italiane, che ci rende più adatti a rapportarci con gli altri paesi europei e soprattutto con le altre grandi comunità minoritarie e peraltro assai affini della Catalogna, dell’Occitania e della Ladinia, significa con il gioco del bilinguismo di inserirci più facilmente in un contesto europeo che è fondato sul plurilinguismo in quanto è dimostrato che gli appartenenti alle comunità minoritarie hanno acquisito nei secoli maggiori capacità di apprendimento linguistico. E in particolare appartenere alla comunità linguistica friulana significa acquisire un migliore rapporto di collaborazione con le comunità linguistiche confinanti con le quali ci legano comuni esperienze storiche, un comune sostrato etnico, comuni valori e comportamenti, numerosi elementi di interconnessione e di scambi culturali e linguistici, quella austriaca e quella slovena. Siamo allo stesso tempo latini ed alpini, con mille elementi di comunanza con popolazioni alpine che alla nascita di Aquileia condividevano gli stessi elementi culturali e linguistici. Questa minoranza deve essere mantenuta e posta nelle condizioni di svilupparsi. Ma questo significa investire nella conservazione e nella promozione della lingua. E le fonti di finanziamento devono derivare da due direzioni. Da un lato si deve esigere un adeguato rafforzamento delle risorse destinare alla applicazione delle leggi nazionali e regionali per la tutela delle minoranze linguistiche. A favore della minoranza slovena Stato e Regione stanziano annualmente circa 7,283 milioni di euro. Se pensiamo che la minoranza (maggioranza) friulana pesa più di 10 volte rispetto a quella slovena, dovrebbero essere riservate ai giornali, alle scuole, al teatro, alle associazioni risorse pari ad almeno 70 milioni di euro. Se poi si considera che l’unica giustificazione alla specialità regionale è costituita dalla presenza di una lingua minoritaria, e che la specialità dà diritto alla nostra regione di godere di livelli di risorse aggiuntivi rispetto alle regioni ordinarie, le risorse da destinare alla comunità friulana in quanto tale diventerebbero assai più considerevoli.

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I rischi della revisione costituzionale

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L’accordo stretto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi prevede una nuova legge elettorale fondata sul principio maggioritario diretto a favorire il bipolarismo, le soglie minime per partecipare al riparto de l seggi e le liste bloccate in piccoli collegi , senza quindi le preferenze. La seconda parte dell’accordo prevede una revisione della Costituzione che si incentri sulla modifica della composizione e delle competenze del Senato e una modifica del titolo V che si riferisce al sistema delle regioni e degli enti locali. I dettagli di quanto concordato non sono noti. La modifica del profilo del Senato comunque fa temere che si operi in modo assolutamente poco responsabile. Tranne che in paesi dove vi è una antica tradizione di Camere Alte a rappresentanza dei ceti superiori o delle strutture corporative e professionali , come nel Regno Unito (Camera dei Lords) , la seconda camera ha significato solo negli Stati federali, ove accanto alla rappresentanza per teste e cioè per opinioni e interessi organizzati dai partiti politici, vi è la rappresentanza paritaria delle Regioni o degli Stati federati . Negli Stati Uniti e nella Repubblica Federale Tedesca vi è il Senato o il Consiglio federale ( Bundesrat ) , dove ogni Stato o Regione è rappresentato da un numero uguale o quasi uguale di Senatori o Consiglieri, indipendentemente dal l a dimensione demografica e con competenze meno generali di quelle garantite alla Camera bassa. In Italia si vorrebbe costruire un mostriciattolo: invece di costruire un Senato delle Regioni, ove ciascuna fosse rappresentata da un ugual  numero di senatori, due o tre rappresentanti per ogni Regione, dalla Val d’Aosta (130 mila abitanti) alla Lombardia (9 milioni di abitanti), a sancire il principio della uguale dignità delle singole realtà subnazionali, si vuole costituire una assemblea dove sian o rappresentati i comuni, le regioni e – pare – rappresentanze della società civile i quali dovrebbero recarsi periodicamente a Roma a titolo gratuito, il che può far capire con quale impegno i senatori si impegnerebbero nei lavori parlamentari . Il Titolo V sarebbe modificato con la so p pressione delle Province e con un tentativo di tracciare meglio i confini delle competenze dello Stato , delle Regioni e dei Comuni. Invece di definire con maggiore nitidezza le competenze di livello puntuale ( Comuni) distinguendole meglio da quelle territoriali ( Province o Regioni) e da quelle nazionali, si vuole procedere ad un altro accentramento sullo Stato di varie competenze che sembrano essere principalmente quelle dell’energia e del turismo. In definitiva una controriforma.

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