La minoranza friulana

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La impreparazione e i limiti culturali della nostra classe dirigente – politica e non – conduce ad una sistematica sottovalutazione del valore che riveste l’appartenenza della popolazione friulana ad una minoranza linguistica tutelata da norme europee, costituzionali e regionali. La persistenza di una diffusa cultura politica liberalnazionale agganciata anche inconsapevolmente ad ispirazioni nazionaliste confermate ed impresse da una scuola che è ancora ancorata a stereotipi di origine ottocentesca, la diffusa ignoranza dei fatti linguistici e degli elementi di storia della nostra comunità impediscono ai politici friulani – ma anche agli imprenditori e agli intellettuali friulani – di percepire tutto il valore dell’appartenenza ad una comunità linguistica originale, che ne fa un unicum in Europa. E che se non percepita come un valore, il che può avvenire solo per chi non è sorretto da una adeguata base di cultura e da una sufficiente consapevolezza storica, deve almeno essere apprezzata per essere l’unica convincente giustificazione per il regime di autonomia speciale, che tanti vantaggi porta al Friuli sia in termini di autonoma determinazione di scelte in tanti campi dell’amministrazione sia in termini di risorse aggiuntive di origine tributaria di cui gode il nostro sistema regionale, assai superiori di quelli che affluiscono ai bilanci delle regioni ordinarie. Appartenere ad una minoranza linguistica significa essere portatori di un profilo di specificità che ci distingue dalle altre regioni italiane, che ci rende più adatti a rapportarci con gli altri paesi europei e soprattutto con le altre grandi comunità minoritarie e peraltro assai affini della Catalogna, dell’Occitania e della Ladinia, significa con il gioco del bilinguismo di inserirci più facilmente in un contesto europeo che è fondato sul plurilinguismo in quanto è dimostrato che gli appartenenti alle comunità minoritarie hanno acquisito nei secoli maggiori capacità di apprendimento linguistico. E in particolare appartenere alla comunità linguistica friulana significa acquisire un migliore rapporto di collaborazione con le comunità linguistiche confinanti con le quali ci legano comuni esperienze storiche, un comune sostrato etnico, comuni valori e comportamenti, numerosi elementi di interconnessione e di scambi culturali e linguistici, quella austriaca e quella slovena. Siamo allo stesso tempo latini ed alpini, con mille elementi di comunanza con popolazioni alpine che alla nascita di Aquileia condividevano gli stessi elementi culturali e linguistici. Questa minoranza deve essere mantenuta e posta nelle condizioni di svilupparsi. Ma questo significa investire nella conservazione e nella promozione della lingua. E le fonti di finanziamento devono derivare da due direzioni. Da un lato si deve esigere un adeguato rafforzamento delle risorse destinare alla applicazione delle leggi nazionali e regionali per la tutela delle minoranze linguistiche. A favore della minoranza slovena Stato e Regione stanziano annualmente circa 7,283 milioni di euro. Se pensiamo che la minoranza (maggioranza) friulana pesa più di 10 volte rispetto a quella slovena, dovrebbero essere riservate ai giornali, alle scuole, al teatro, alle associazioni risorse pari ad almeno 70 milioni di euro. Se poi si considera che l’unica giustificazione alla specialità regionale è costituita dalla presenza di una lingua minoritaria, e che la specialità dà diritto alla nostra regione di godere di livelli di risorse aggiuntivi rispetto alle regioni ordinarie, le risorse da destinare alla comunità friulana in quanto tale diventerebbero assai più considerevoli.

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