UNA NUOVA STAGIONE DI RIFORME ISTITUZIONALI PER IL FRIULI: GLI AUTONOMISTI CONTRO LA SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA DI GORIZIA
30 Ago, 2009 in Senza categoriaGli autonomisti friulani del Friuli occidentale hanno letto con stupore alcune prese di posizione della Lega per la spartizione della Provincia di Gorizia tra Udine e Trieste, cui si sono aggiunte quelle del sen .Saro che propone la fusione di Trieste e Gorizia da una parte e di Udine con Pordenone dall’altra. Si tratta di posizioni che vengono da decenni alimentate dai gruppi culturalmente e politicamente più arretrati sia udinesi che triestini (si vedano i tentativi di Illy di istituire la provincia della montagna friulana, di promuovere il passaggio del monfalconese a Trieste, di eliminare i piccoli comuni). Toccare i confini della province potrebbe portare a grandi inconvenienti per la stabilità e la sopravvivenza della Regione. Se Udine vuole una parte della provincia di Gorizia o vuole abbandonarla a Trieste, il Veneto potrebbe rivendicare oltre la metà della Provincia di Pordenone.
A fronte di queste battute di fine estate espresse da forze politiche o da singoli esponenti importanti che governano la Regione, il Movimento Autonomista Friulano si appella ai responsabili regionali affinché non si facciano travolgere dalle sia pur gravi contingenze legate alla congiuntura economica ma affrontino con chiarezza di idee e con decisione un itinerario di riforme istituzionali che il precedente governo di centro sinistra aveva cercato di avviare.
Bisogna con forza affrontare i problemi strutturali sia di natura istituzionale che economica che indeboliscono fortemente la Regione, e che possono così delinearsi:
1) l’assetto istituzionale della Regione, accentrato, dirigistico ed inefficiente, va profondamente rivisto, con una riforma profonda dello Statuto che può essere anticipato da una nuova normativa in tema di ordinamento degli enti locali, per cui la Regione speciale ha competenza primaria;
2) vanno liberate le energie specifiche sia del Friuli che di Trieste, riconoscendo l’esistenza di due comunità, il Friuli e Trieste, che vanno valorizzate nelle loro capacità di crescita e di individuare percorsi autonomi di crescita e di innovazione; va pertanto costituita la Città metropolitana di Trieste, attraverso la fusione del Comune e della Provincia e la costituzione di un ente di nuova concezione in cui trovino adeguate garanzie i comuni sloveni del Carso e i due grandi comuni di Trieste e di Muggia;
3) gli attuali confini delle province non devono essere modificati, e soprattutto si deve difendere la integrità e unità della Provincia di Gorizia, che deve ritornare a forti legami di collaborazione con il resto del Friuli, attraverso un rinnovato e formalizzato “Patto tra identità” che trovi i motivi e gli strumenti di convivenza e di mutua valorizzazione delle quattro comunità che formano la Provincia goriziana: la friulana della Destra isonzo, la Bisiaccheria del territorio monfalconese, la Gradese e la Slovena del Collio e del Carso; proporre la spartizione del territorio isontino tra Udine e Trieste rischia di ricreare le condizioni per una forte avversione dei goriziani nei confronti del Friuli, che sarebbe visto in tali velleitari disegni come il vero nemico di Gorizia, e allontanare ancora il momento in cui il Friuli possa ritrovare la propria unità, attraverso la Comunità delle Province Friulane costituita nel 2007;
4) riforma dell’attuale assetto delle Province, cui devono essere trasferite tutte le competenze di gestione che le burocrazie e la classe politica regionali cercano di trattenere; alla Regione devono rimanere soltanto le competenze di alta legislazione, di alta programmazione, di rappresentanza degli interessi delle comunità regionali verso l’esterno (Roma, Bruxelles), di reti infrastrutturali sovra provinciali. Pianificazione territoriale, formazione professionale, vigilanza forestale, protezione civile devono essere trasferite alle province: i primi passi da compiere dovrebbero essere la soppressione delle Aziende regionali, il trasferimento del Corpo forestale regionale ai Corpi di polizia provinciale, lo scioglimento dell’Anas regionale;
5) revisione dell’ordinamento degli enti locali, con piena valorizzazione dei piccoli comuni, che lungi dall’essere causa di spreco di risorse, rappresentano potenti fattori di consolidamento del territorio, soprattutto nelle aree montane e in quelle marginali; va effettuato un profondo rinnovamento dell’assetto e delle competenze dei comuni, mantenendo anche quelli più piccoli, alleggerendone le competenze ma non ilo ruolo fondamentale di manutenzione del territorio e di rappresentanza delle comunità, oltre che di partecipazione alloe scelte pubbliche: gli esempi dei tanti comuni dell’Austria, della Svizzera, della Baviera rappresentano i modelli da adottare
6) la rivendicazione del trasferimento di risorse finanziarie, che vuoi ileggittimamente vuoi surrettiziamente, vuoi per disattenzione la Regione non ha saputo o voluto acquisire: si veda la partacipazione al gettito tributario sulle pensioni guadagnate e percepite in Regione, vuoi la partecipazione al gettito dell’Enalotto ottenuto dalla Sicilia, vuoi l’istituzione di nuove partecipazioni quali quelle sulle accise su prodotto generati in regione, con devastazione o consumo di risorse regionali, per produrre energia idroelettrica che poi viene esportata per sostenere le industrie di Mestre e di Brescia;
7) le risorse da acquisire in questo modo vanno utilizzate in tre direzioni fondamentali: strumenti di politica industriale diretti a produrre una profonda ristrutturazione del nostro sistema produttive ed una più evidente capacità di promuovere sui mercati esterni le produzioni friulane (un rinnovato “Made in Friuli”); forme rinnovate di sostegno alle imprese operanti in montagna, che rifuggano dall’assistenzialismo o dalla realizzazione di infrastrutture fisiche non produttive di sviluppo; interventi a favore dell’Università del Friuli che, per quanto di elevato livello, deve essere posta sui livelli di finanziamento dell’Università di Trento.
Queste linee di riforme strutturali devono essere adottate con coraggio dal Governo regionale, e su questo il Movimento Autonomista Friulano federato con il Movimento per le Autonomie intende intervenire a tutti i livelli. Da quello delle Amministrazioni comunali che corrono il pericolo di essere soppresse, a quelle degli interventi sul Governo regionale a quello degli interventi in Parlamento. Nei prossimi giorni si riunirà d’urgenza il coordinamento autonomista della Provincia di Pordenone per verificare le forme di una forte protesta a queste proposte che rendono soltanto a dividere il Friuli.
Il Direttivo regionale e il Comitato Provinciale di Pordenone del MAF sottopongono all’attenzione delle forze politiche del territorio queste proposte, e nel contempo protestano contro prese di posizione che rischiano di mettere a repentaglio l’autonomia, l’identità e l’integrità territoriale della Provincia di Pordenone
Ufficio Stampa
Movimento Autonomista Friulano
info@movimentoautonomistafriulano.org/
cell. 335/6987217
28.8.2009
Follow