
Epolis 18 febbraio 2010
AUTONOMISMO NON SOLO FRIULANO
Gianni Osualdini*
Quando si parla della esigenza di raccordare l’autonomismo friulano alle altre forze che si muovono nel paese per conseguire analoghi fini di conservazione e valorizzazione delle tante realtà regionali che compongono l’Italia, ci si scontra spesso contro pregiudizi antimeridionalistici e tendenze isolazioniste che dimostrano quanto ristrette siano le visioni di tanti friulani, che pure ambiscono a conseguire gli obiettivi di rafforzamento della identità e della integrità della nostra terra che il movimento autonomista friulano con tenacia persegue.
Certamente il Friuli viene innanzitutto. Esso deve essere difeso contro ogni tentativo di snaturalizzazione delle sue specificità, da qualunque parte provengano gli sforzi, dichiarati o nascosti, di indebolire il Friuli e di scioglierlo in un magma indistinto di apporti culturali e di sforzi economici, derivino sia dal vicino Veneto o dalle altre regioni di questa Padania di cui si parla tanto ora, ma che non ha avuto mai una propria e distinguibile identità, essendo nient’altro che una espressione geografica, sia dalle regioni meridionali che hanno alimentato importanti flussi migratori diretti verso questa regione di confine, o dalle altre sponde del Mediterraneo. L’identità friulana va protetta da questi processi e da questi apporti, soprattutto quando la si voglia sommergere e annullare.
Ma deve essere chiaro che il Friuli e il movimento che ne interpreta la volontà di crescita non può rimanere isolato, e vincere da solo una battaglia contro il centralismo e l’omologazione. Deve trovare alleanze, che si possono individuare in tre direzioni distinte. Da una parte le regioni che comprendono al loro interno importanti minoranze linguistiche (Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Sardegna), che, come quella friulana, devono essere tutelate e consolidate. Dall’altra le regioni a statuto speciale che hanno tutto l’interesse a mantenere il loro regime di autonomia differenziata, che tanti vantaggi anche di natura economica, è in grado di garantire (e qui possiamo aggiungere la più grande, la Sicilia, animata storicamente da un forte senso di autonomia). Ed infine le regioni ove esistono importanti movimenti o tendenze autonomiste. E’ con tutte queste realtà che i friulani si devono collegare, per non rimanere soli in una battaglia mirata a battere il centralismo, sia romano che milanese.
*Dirigente dell’Associazione per l’Autonomia del Friuli “Identità e Innovazione”
Udine, 17 febbraio 2010
Cell. 349/5637217
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