GIANNI SARTOR COMMENTA IL CASO “AUTO BLU” DEL PRESIDENTE E. BALLAMAN

in Comunicati

“Conosco Edouard Ballaman (nella foto) dall’età di undici anni, quando frequentavamo la scuola Media Don Bosco di Pordenone anche se i contatti sono state da sempre sporadici e quasi sempre casuali in questi quasi 40 anni. Forse per una diversità di caratteri, forse perché io, venendo dalla campagna ho dei metodi più diretti di trattare con le persone. Gli effetti dell’educazione Salesiana furono molto diversi, lui rimase a frequentare il liceo al Don Bosco, io decisi per la scuola pubblica. Ci si ritrovò poi all’Università “Ca’ Foscari di Venezia continuando un rapporto di cortesia dovuto al fatto di condividere la politica come passione comune anche se da posizioni diverse. Lui, politico calcolato e misurato, io, ribelle da sempre alle imposizioni ed ai soprusi del potere, insomma un “non politico” e se vogliamo pure rompiscatole e poco disposto al compromesso. Fatto sta che da un momento all’altro me lo ritrovo deputato di questa Repubblica mentre io continuavo le mie battaglie di frontiera ed ai margini di quella che qualcuno ha definito “la nobile arte” e che io continuo e continuerò sempre a considerare un hobby. Proprio quest’estate, frequentando da anni Porto Santa Margherita di Caorle, mi è capitato di incontrare il nostro Presidente del Consiglio incrociandoci durante una delle mie passeggiate in bicicletta ed anzi in quell’occasione, ribadendo le mie critiche a molte delle sue posizioni attuali e passate, avevo avuto l’opportunità di complimentarmi con lui per aver rinunciato all’auto blu. Sono sempre stato contrario a queste manifestazioni di potere e sono sempre stato convinto che le auto blu non dovrebbero proprio esistere tra i già lauti compensi che i nostri rappresentanti percepiscono. Mettendomi nei panni di un politico regionale o nazionale, sinceramente mi vergognerei di farmi scarrozzare dall’autista, forse anche perché a me piace guidare e lo faccio volentieri, ma evidentemente non siamo tutti uguali. Solo qualche giorno dopo, lo scandalo sulla stampa che anche se giustamente dovrà essere accertato dalla Magistratura, non sembra dare spazio a grandi interpretazioni viste le circostanze estremamente dettagliate e la probabile provenienza del dossier da ambienti molto vicini al Presidente Ballaman. Immagino quindi lo sconcerto dei molti iscritti alla Lega per questo che si prospetta come un regolamento di conti interno al quale altrettanto probabilmente seguiranno delle ritorsioni. In ogni caso, la questione di per sè, mette tristezza comunque. Sia perché il protagonista proviene da un’area che si prefigge (o forse si prefiggeva) la moralizzazione della politica italiana, sia perché non siamo abituati e preparati a sentire che questi fatti possano accadere nella nostra Regione. C’è da auspicarsi che questo episodio non sia solo la punta di un iceberg che emerge dal pozzo nero della politica italiana e personalmente, come credo molti cittadini di questa Regione, credo che la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti dovrebbero effettuare controlli su tutte le “auto blu” di proprietà regionale e provinciali (cioè nostre) in modo da togliere ogni dubbio e sospetto sugli utilizzi impropri di questi benefits spesso ingiustificati in modo da ridare credibilità all’Istituzione e fiducia ai cittadini. Giustificare poi l’uso dell’auto di servizio per impegni di partito come ha fatto il Presidente della Provincia di Udine Fontanini, non rappresenta certo un modello comportamentale degno di un Friulano e soprattutto consono con la nostra mentalità parsimoniosa. Al di là di tutta questa spiacevole vicenda e nell’attesa che la Magistratura svolga il suo ruolo, resta il silenzio dell’interessato che certamente non contribuisce ad eliminare il clima giustificato di sospetti che questa situazione ha generato nei cittadini. Resta, ancor più grave, sempre se le accuse verranno provate, la perdita di verginità del nostro sistema politico nel solo pensare che certe cose possano solo accadere agli altri e che il nostro Friuli possa essere un’isola felice. Finché 7-8 segretari di partito nazionali, continueranno a decidere dall’alto i componenti del Parlamento e delle Istituzioni intermedie privandoci del diritto di esprimere almeno una preferenza, il centralismo Romano o Milanese non verrà mai sconfitto e penso che le “storture” a noi lontane potranno solo diffondersi in maniera sempre più macroscopica anche a livello locale. Io ho un’idea diversa da uno sterile federalismo per la nostra Regione, io vedo le Regioni come delle famiglie da gestire alle quali dovrebbe essere assegnato un budget in ragione della loro capacità produttiva. Entrate certe e spese certe funzionali a queste entrate, solo così nel caso di mala gestione, il cittadino sarebbe in grado di individuare precise responsabilità e comportarsi di conseguenza nelle urne. Ma in una situazione di “democrazia anestetizzata” come quella attuale dove siamo stati espropriati del diritto di voto andando a ratificare scelte fatte altrove, questo non è possibile. Nel limite delle sue possibilità, il Movimento Autonomista Friulano, si impegna e si impegnerà in futuro, affinché queste condizioni si possano realizzare a vantaggio di tutta la comunità”.

dr. Gianni Sartor

Coordinatore del Movimento Autonomista Friulano

per la Provincia di Pordenone

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