UNA PROPOSTA PROGRAMMATICA PER I MOVIMENTI AUTONOMISTI DELL’ITALIA SETTENTRIONALE
11 Ott, 2010 in ComunicatiMOVIMENTO AUTONOMISTA FRIULANO
UNA PROPOSTA PROGRAMMATICA PER I MOVIMENTI AUTONOMISTI DELL’ITALIA SETTENTRIONALE
Nell’Italia settentrionale vi sono tutte le condizioni per la formazione in ciascuna regione di un movimento autonomista che sia diretto a valorizzare le specificità locali e a rompere legami di dipendenza sia rispetto al centralismo romano, sia rispetto alle centrali di potere che trovano la loro sede in Milano.
Si tratta di opporsi alle posizioni centraliste dei grandi partiti nazionali che anche nelle nuove forme di decentramento della gestione finanziaria previste dal federalismo fiscale o del potere nella forma del federalismo istituzionale manterrebbero, sulla base degli stretti rapporti di disciplina di partito, meccanismi centralistici di gestione del potere. E questo vale sia per le forze politiche ad impianto nazionale, sia per quella che pure limitata al nord si presenta in forme fortemente centralistiche, ove al potere romano si sostituisce quello milanese.
La formazione di un movimento autonomista per ciascuna regione, per aggregazione in varia forma dei gruppi autonomisti esistenti o per istituzione ex novo di un nuovo movimento, richiede la definizione di alcuni punti programmatici che garantiscano un minimo di omogeneità e allo stesso tempo di differenziazione rispetto alle esistenti forze politiche di estensione nazionale. A questi punti generali ma fortemente caratterizzanti, vanno aggiunti quelli che dovranno essere individuati per ciascuna regione sulla base delle singole specificità sia culturali, sia economiche, sia infrastrutturali.
I punti fondamentali riteniamo possano essere i seguenti:
– economia sociale di mercato, nel senso del pieno riconoscimento dei processi competitivi tra le imprese in un quadro di vincoli diretti a garantire la tutela degli operatori più deboli e meccanismi di redistribuzione dei redditi; il che significa anche rivolgere la massima attenzione ai problemi della piccola e media impresa che rappresenta la base dei sistemi economici delle regioni del Nord;
– federalismo solidale, nel senso di garantire meccanismi di perequazione rispetto alle regioni
più deboli, che non si traducano in forme di assistenzialismo bensì di innesco di processi di
sviluppo attraverso forme di partenariato tra regioni forti e regioni deboli;
– perseguimento dell’autosufficienza a livello di regione per quanto riguarda le fondamentali
risorse naturali e sociali, con particolare riferimento alle risorse energetiche, idriche e finanziarie, che devono essere utilizzate innanzitutto per soddisfare i fabbisogni regionali e solo in subordine i fabbisogni delle altre regioni e dell’intero paese;
– priorità nei processi di reclutamento del personale del sistema scolastico e della pubblica
amministrazione e nella prestazione di servizi pubblici ai soggetti residenti in regione;
– controllo dei flussi di immigrazione da paesi extracomunitari che devono essere
proporzionati alla domanda di lavoro espressa dai locali sistemi delle imprese;
– rafforzamento dei livelli di autonomia regionale, mediante trasferimenti di competenze
statali che conservino allo Stato solo quelle necessariamente gestibili a livello centrale (moneta, sicurezza, difesa, esteri, infrastrutture interregionali);
– devoluzione regionale, nel senso di trasferimento di tutte le competenze gestionali dalle
Regioni alle Province e ai Comuni, riservando alle Regioni solo funzioni di alta legislazione,
di rappresentanza verso l’esterno, di alta programmazione, di coordinamento e di riequilibrio;
– amministrazione partecipata, nel senso di garantire l’efficace espletamento delle funzioni
amministrative ai livelli di governo in cui sia garantita la partecipazione dei cittadini alle
grandi scelte, alla formazione dei programmi, al controllo della loro attuazione e gestione;
questo significa il rifiuto delle impostazioni falsamente efficientiste che in nome della
riduzione, solo apparente, dei costi, conducono alle ricorrenti proposte di abolizione
delle Province e dei piccoli comuni;
– riforma delle amministrazioni locali, con rafforzamento delle Province per le funzioni di
area vasta e accorpamento delle funzioni amministrative, non di sportello, dei comuni, al
fine di razionalizzare l’espletamento di funzioni gestionali puramente strumentali
(ragioneria, tributi, gestione personale, urbanistica) nella forma di costituzione di unioni di
comuni;
– conservazione e valorizzazione del capitale sociale, inteso come insieme di valori, comportamenti, relazioni maturate nell’ambito della comunità e che ne costituiscono un valore fondamentale;
– qualificazione del capitale umano, da perseguirsi attraverso il trasferimento alle regioni o
alle province del sistema di istruzione primaria e secondaria e partecipazione della Regione
al finanziamento delle istituzioni universitarie, che devono rimanere istituzioni pubbliche
autonome e autogovernate, fattori fondamentali dello sviluppo economico e sociale locale;
– tutela del capitale naturale, che deve esser gestito in modo da garantirne la conservazione e va preservato da grandi interventi infrastrutturali che non si dimostrino assolutamente necessari allo sviluppo economico;
– valorizzazione del patrimonio culturale locale, dalla storia, alle tradizioni, al patrimonio architettonico, ai beni culturali della Regione;
– tutela rigorosa dei diritti delle minoranze linguistiche storiche esistenti nella Regione, con
l’introduzione della lingua locale nelle istituzioni scolastiche, nella pubblica
amministrazione, nei mezzi di comunicazione di massa nelle aree di insediamento.
Si tratta di impostazioni rigorosamente autonomistiche, che possono costituire la base programmatica di gruppi autonomisti che abbiano il loro fondamento nelle posizioni dei partiti autonomisti già fortemente radicati in alcune regioni, come il Sudtirolo e la Val d’Aosta, e che sono coerenti con il pensiero del partito popolare europeo.
Qualora tradotti in concrete azioni opportunamente comunicate questi punti sono in grado di differenziare il movimento autonomista dalle impostazioni aziendaliste ed efficientiste e quindi omologanti del berlusconismo e dal centralismo milanese di stampo militare della Lega.
12 ottobre 2010
Documento per un programma dei movimenti autonomisti del Nord Italia
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