CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DELL’ UNIVERSITA’
20 Ott, 2010 in Comunicati, Documenti Autonomisti, Movimenti Autonomisti
Il Movimento Autonomista Friulano si esprime negativamente rispetto alla proposta che emerge da alcuni ambienti regionali e in particolare dall’eurodeputato Giovanni Collino che è anche Presidente della Commissione paritetica Stato-Regione per le norme di attuazione dello Statuto, in ordine all’inserimento, nel pacchetto delle nuove competenze da assegnare al Friuli Venezia Giulia, della responsabilità di finanziare e gestire le competenze finora attribuite al Ministero dell’Università. Si tratta di una scelta che se attuata comporterebbe gravi conseguenze sia per l’autonomia dell’Università, sia per il bilancio della Regione
L’autonomismo friulano ha sempre ritenuto che la istituzione di una autonoma università abbia rappresentato una conquista fondamentale per il popolo friulano: una istituzione da promuovere e difendere contro i continui tentativi dei centri di potere regionali di contenerne la crescita, e da valorizzare come un fattore fondamentale di rafforzamento e di sviluppo della economia e della società friulane.
Due sono le condizioni fondamentali delle sua crescita: il superamento delle sue condizioni di sottofinanziamento strutturale, e la garanzia della sua autonomia dai condizionamenti politici e burocratici.
La seconda condizione finora è stata garantita dalla permanenza dell’Ateneo udinese nell’ambito del sistema universitario nazionale, cui la legge 168 del 1989 ha attribuito larghi margini di autonomia, statutaria, organizzativa, didattica e scientifica, e in fondo anche finanziaria, dati i criteri di finanziamento adottati, ingiusti ma legati a parametri nazionali, uguali per tutte le università del sistema.
Appare invece di estrema gravità la proposta dell’on. Collino, che dopo aver proposto la fusione delle due università, raccogliendo un coro di no friulani (ma il silenzio da parte triestina), ora formula la proposta di un trasferimento delle competenze in campo universitario dallo Stato alla Regione, da scambiarsi con la ipotizzata concessione delle quote di gettito IRPEF che gravano sui redditi da pensione dei soggetti che risiedono in Friuli Venezia Giulia.
A parte il fatto che i 110 milioni di euro netti che rimarrebbero alla Regione dalla duplice manovra di recupero dei 480 milioni del gettito IRPEF e dal contributo della Regione al risanamento dei conti dello Stato di 370 milioni che sono stati richiesti al bilancio regionale, sarebbero assolutamente insufficienti a sostenere il finanziamento del sistema universitario, che oltrettutto sarebbero destinati a crescere notevolmente a seguito della regionalizzazione del personale tecnico-amministrativo delle Università, riteniamo che la proposta debba essere immediatamente respinta per due motivi fondamentali:
1) la Università deve essere tenuta al riparo dai condizionamenti politici locali, il che è possibile solo nelle misura in cui rimanga dipendente da un Ministero centrale, lontano e poco interessato ad incidere sulle scelte di merito e sui processi di copertura delle cariche accademiche; la comunità friulana non ha alcun interesse che l’Università sia considerata alla stregua di un qualsiasi ente regionale, ove le cariche, le scelte e i programmi dipendono dalle contrattazioni tra i partiti della maggioranza del momento e dalle pressioni del Presidente o dell’Assessore regionale di turno; qualche tentativo al riguardo nel passato è stato prontamente respinto dal mondo accademico; quando però i finanziamenti e i provvedimenti dovessero dipendere dalla Regione, la comunità accademica sarà altrettanto decisa a respingere le “indicazioni” dei politici?;
2) la estensione del comparto unico anche al personale universitario porterebbe ad un notevole aggravio della spesa per il personale; il livellamento dei trattamenti retributivi è un obiettivo da perseguire, ma non si vede perché deve risultare a carico del bilancio regionale;
3) il grave errore compiuto in nome di una malintesa autonomia quando la Regione chiese di uscire dal Fondo Sanitario Nazionale, scaricando solo sul contribuente regionale i costi che peraltro venivano decisi al centro dalla contrattazione collettiva nazionale, con il conseguente ingessa mento dei conti della Regione, non deve essere ripetuto dall’Università: le scelte in materia retributiva vengono operate a livello nazionale, e quindi è giusto che sia il livello nazionale a provvedere alla copertura dei relativi costi;
4) si deve impedire alle burocrazie regionali e ai centri di potere triestini di operare verso una unificazione delle due Università: come si punta ad una sola Azienda sanitaria, ad una sola Camera di Commercio, ad un solo Ente Fiera, ad un solo Porto, così la proposta di una sola Università diverrebbe ineluttabile.
La scelta della regionalizzazione dell’Università avrebbe gravissime conseguenze sia per l’Università stessa, per la sua autonomia, sia per la comunità regionale che verrebbe caricata di ulteriori pesanti costi, che farebbero saltare i suoi bilanci.
Il Movimento Autonomista Friulano intende mobilitarsi contro questa proposta e lanciare un appello a tutti coloro che hanno a cuore l’Università del Friuli per impedire che un grave colpo venga inferto alla sua autonomia ed ai suoi livelli importanti di qualità nel campo della didattica, della ricerca e del trasferimento tecnologico.
IL PRESIDENTE
Ing. Valeria Grillo
18 ottobre 2010
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