LA GRILLO PARLANTE TPN 13.11.2008

in Comunicati

D. Alle elezioni provinciali di Trento ha vinto il centro sinistra, con un forte apporto dell’autonomismo. Come vede i risultati di domenica scorsa?

R. Come il Friuli, anche il Trentino rappresenta una area dove sono assai forti i legami con il territorio e con una tradizione di autogoverno delle comunità locali assai forte, cui si lega una presenza di minoranze linguistiche, che, se non sono forti come in Friuli, sono comunque di notevole significato. Anche in una parte del Trentino si parla una lingua assai simile a quella friulana, il ladino e in talune parti anche dialetti tedeschi.

Le elezioni hanno dimostrato parecchie cose: 1) che, salvo rare eccezioni, con un candidato leghista è difficile superare le diffidenze di tanti elettori moderati verso una forza politica estremista e centralistica, ove tutto viene deciso a Milano e in funzione di una Padania che non esiste, e comunque nella quale Trentini e Friulani non si riconoscono: e così la Lega è passata dal 16% di primavera al 14% di oggi; 2) che senza gli autonomisti in regioni a forte tradizione di autonomia non si vince: il Presidente uscente Delai ha vinto con una propria lista, Uniti per il Trentino (18%), con il Partito Autonomista Trentino Tirolese (3 seggi, 8,5%) e con l’Unione Autonomista Ladina (1 seggio, 1,2%); 3) il successo di Delai si spiega anche con i forti attacchi che i gruppi di potere milanesi e veneti hanno lanciato in questi mesi e in questi giorni contro le Regioni a statuto speciale (vedi i vari Brunetta, ecc), e che Delai ha posto ben in evidenza, ricevendo una importante risposta dalla gente; 4) la rozzezza delle posizioni centralistiche, aziendalistiche e livellatrici proprie di segmenti importanti del centro destra ha l’effetto di spingere verso sinistra gli autonomisti moderati che sono naturalmente orientati alle posizioni del partito popolare europeo e che hanno portato il Partito della Libertà di Berlusconi e Fini al 12,26 %. Le elezioni del Trentino hanno anche molto da insegnare ad una classe politica regionale di centro destra che è stata miracolata in primavera dallo scontro Berlusconi – Veltroni, ma che rischia di perdere consensi se non si pone lungo la strada di una piena valorizzazione della nostra specialità.

D. Gli industriali lanciano l’allarme sulla possibilità che i processi di delocalizzazione e quindi di impoverimento del sistema economico friulano possano accentuarsi, a causa sia della inefficienza dell’apparato amministrativo regionale sia della mancanza di progettualità da parte di chi governa la regione. Cosa ne pensa?

R. L’inefficienza della regione è sotto gli occhi di tutti. Una Regione con meno di 1 milione e 200 mila abitanti ha oltre 3 mila dipendenti, quanti ne ha il Veneto con quattro volte tanti abitanti. Bisogna procedere ad una profonda riforma della regione, che si muova in tre direzioni: una forte semplificazione delle vessatorie normative regionali, un coraggioso trasferimento di competenze dalla Regione alle Province e ai Comuni, il riconoscimento di un dato di fatto, che in Regione vi sono due comunità, la friulana che comprende il Goriziano, l’Udinese, la Montagna e il Pordenonese, e la triestina, che hanno caratteristiche, interessi e cultura profondamente diverse. Se ne deve prendere atto.

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