La comunità regionale si accinge a rinnovare i propri vertici e a eleggere il Presidente della Regione e il Consiglio regionale. La nuova legislatura dovrà affrontare aspetti fondamentali per il Friuli, che possiamo brevemente delineare. La prima sfida sarà quella di ridefinire i motivi fondanti della nostra autonomia e di rovesciare l’attuale atteggiamento di difesa passiva nei confronti dei continui tentativi che provengono dalle regioni vicine e dai grandi centri di potere milanesi di mettere in discussione le ragioni stesse del regime di specialità che tanti benefici ha portato alla nostra comunità e che ha consentito di alimentare un processo di crescita che ha fatto del Friuli Venezia Giulia una delle regioni più sviluppate dell’Europa: il che significa fondare la autonomia sulle esigenze di crescita della minoranza linguistica friulana ed ampliare l’area dei propri strumenti di sviluppo, mediante un regime di “autonomia integrale” che aggiunga alle attuali competenze quelle delle altre regioni speciali: autonomia fiscale, autonomia scolastica, autonomia culturale.
La seconda direzione sarà quella di una radicale trasformazione del nostro assetto istituzionale, ove dovranno essere introdotti forti elementi di federalismo interno, nel senso di un decisivo trasferimento di poteri, di competenze e di risorse dal capoluogo triestino al territorio friulano, sulla base di una riorganizzazione dell’area triestina in Città metropolitana e dell’area friulana in una federazione di province o in una unica Provincia del Friuli, eventualmente articolata in circondari, e di una riforma degli enti locali che dovranno assumere la totalità delle funzioni amministrative ora mantenute in capo alla Regione. La terza linea sarà quella di individuare strumenti e di definire i contenuti di una politica industriale che rendano da un lato quanto più possibile autonoma la nostra economia, e dall’altro introduca forti elementi di innovazione nel nostro tessuto industriale: appare fondamentale introdurre non solo importanti innovazioni nei processi tecnologici, valorizzando al massimo le risorse umane esistenti o in corsi di formazione nell’Università del Friuli, ma anche e soprattutto elementi di diversificazione produttiva che sviluppi settori avanzati e ad alto valore aggiunto, atti a imporsi sulla competizione internazionale. La quarta linea dovrà essere quella di un forte sviluppo delle strutture di alta formazione e di ricerca scientifica che si raccolgono all’interno o intorno alla Università del Friuli, che deve porsi a livelli elevati di promozione della crescita economica della comunità: i gravi ritardi nel suo sviluppo accumulati a causa del forte sotto finanziamento statale dovranno trovare elementi di compensazione in fortiinvestimenti regionali nel settore. La quinta linea dovrà essere individuata nella definizione di una coraggiosa politica linguistica che e valorizzi a pieno il patrimonio linguistico friulano, sulla base di quanto è stato realizzato in Alto Adige e in Val d’Aosta: l’unica seria giustificazione della specialità regionale, che tanti benefici porta alle Regione, è costituita dalla sua speciale posizione nell’ambito delle minoranze linguistiche italiane: insieme con il sardo è l’unica minoranza linguistica autoctona, e priva di uno Stato sovrano di riferimento. Si tratta di una condizione di specificità che va valorizzata, anche nelle considerazione che prima o poi la comunità regionale ci chiederà conto delle ingenti risorse concesse alla nostra Regione proprio in nome di questa specificità.
Leave a Reply
Using Gravatars in the comments - get your own and be recognized!
XHTML: These are some of the tags you can use: <a href=""> <b> <blockquote> <code> <em> <i> <strike> <strong>
Follow