La sinistra si divide sulle Province

in Comunicati, Documenti Autonomisti

La Giunta Regionale riteneva che dato l’apparente consenso dell’opinione pubblica nei confronti della abolizione delle province, le due leggi presentate in Consiglio regionale dall’Assessore Panontin, la prima riguardante la modifica dello Statuto regionale dal quale dovrebbero essere eliminati gli enti di area vasta e la seconda riguardante la trasformazione delle province in enti di secondo grado come le comunità montane, avrebbero trovato facile condivisione nell’assemblea  legislativa. Scontata era la contrarietà dell’opposizione di centro destra che governa le più grandi province della regione, Udine e Pordenone. Non era da prevedersi la contrarietà di due importanti forze della maggioranza, Sel da una parte e  l’Unione slovena dall’altra. Tali forze non vedono di buon grado la diminuzione del numero dei Consiglieri provinciali e la elezione di secondo grado, che rischia di spazzare via le rappresentanze delle due forze politiche. E’ probabile che alla  fine il Partito democratico giungerà ad un compromesso, ripristinando i 24 consiglieri provinciali di Pordenone da una parte e di Gorizia e Trieste dall’altra, e, cosa nuova, garantendo una  rappresentanza istituzionale e non frutto di accordi interni alle varie forze politiche, per le minoranze slovena etedesca. Restano le difficoltà di una proposta che trasforma i vertici provinciali in rappresentanze dei consiglieri provinciali, riproducendo a livello di provincia gli inconvenienti che avevano minato la rappresenta nza e l’operatività della comunità montane, che da dieci anni si trascinano tra tentativi di riforma e commissariamenti.

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