IL FRIULI NELL’INSEGNAMENTO DI VITTORINO MELONI

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Vittorino Meloni ci ha lasciato. Nel momento in cui vogliamo esprimere pubblicamente alla Famiglia tutto il nostro cordoglio, riteniamo utile anche ricordare l’impegno giornalistico che ha saputo manifestare con il “Messaggero Veneto” a favore del rafforzamento della comunità friulana e della ripresa di alcuni orientamenti che avevano ispirato Tiziano Tessitori nella sua azione per dare autonomia al Friuli, staccandolo finalmente dal Veneto, a costo del compromesso cui era stato costretto riguardante la sorte del Territorio Libero di Trieste.

Con il rinnovamento impresso al quotidiano udinese aveva posto a disposizione della comunità friulana un potente ed innovativo strumento di informazione e di comunicazione, che molte regioni allora ci invidiavano. Da tale tribuna per tutto il periodo della sua direzione ha seguito quasi quotidianamente, con i suoi articoli di fondo, l’evoluzione della politica, dell’economia e della società friulane, portando sempre avanti una linea diretta al rafforzamento della comunità locale e della sua capitale.

I problemi fondamentali di una regione artificiale, nata da quel compromesso imposto a Tessitori, che costringeva il Friuli ad accettare nel suo seno – e per di più come capoluogo regionale – una città veneta e marinara ad un tempo, e quindi assolutamente estranea alla cultura, alla lingua ed alla economia di un Friuli fortemente radicato alla sua identità ed al suo ambiente ed allo stesso tempo fortemente dinamico industrialmente ed avanzato nella sua volontà di liberazione da secolari vincoli di condizionamenti confinari, militari, burocratici e culturali, sono stati posti in luce più volte nella sua attività pubblicistica. Si ricordi in particolare il suo tentativo di smuovere la classe dirigente friulana – politica e non – da un atteggiamento di supina dipendenza dai centri di potere triestini e di accettazione dello status quo, per riprendere il disegno fortemente voluto da Tessitori, della Regione Friuli, eventualmente aggiornata alla nuova situazione creata dal dettato costituzionale. E che poteva trovare una soluzione nella definizione di uno statuto speciale per la Città di Trieste, all’interno della Regione autonoma. In termini aggiornati al rivisto dettato costituzionale che prevede un nuovo – facoltativo – livello di governo e alla successiva evoluzione della legislazione in tema di enti locali, la proposta si poteva tradurre nel mantenimento formale della Regione autonoma, nella costituzione della Città metropolitana di Trieste inglobante una risibile provincia limitata al Carso triestino che non ha mai avuto ragione di esistere autonomamente, e nella istituzione di una Comunità friulana in qualche modo organizzata istituzionalmente. I problemi della convivenza del Friuli e di Trieste, che aveva lucidamente descritto e inquadrato, furono oggetto di una serie di interventi che dimostrarono ancora una volta l’inconcludenza e la pochezza di una classe politica friulana, incapace di nutrire visioni strategiche e soprattutto di individuare il ruolo di forte snaturalizzazione dell’identità friulana che veniva svolto e tuttora svolge un capoluogo assolutamente estraneo alla comunità regionale.

Chi intende svolgere con coraggio e passione una azione diretta a rivendicare il diritto del popolo friulano all’autonomia, può trovare molti spunti negli scritti di Vittorino Meloni.

Udine, 8.1.2009

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