1 Nov, 2008
in Comunicati
da redazione
Il Movimento Autonomista Friulano chiama a mobilitazione i friulani contro gli attacchi che provengono dalla casta politica regionale fortemente condizionata da interessi triestini e da una più generale manovra che proviene dal blocco di interessi politici ed economici lombardi che in questo momento governa il paese, per indebolire l’università italiana, che è certamente bisognosa di riforme ma che soprattutto deve esser tolta dall’attuale condizione di grave sottofinanziamento rispetto a quanto avviene in altri paesi. Alcuni gravi dichiarazioni dell’Assessore Regionale all’Istruzione, la triestina Rosolen, in ordine ai doppioni, alla necessità di costruire un nuovo inutile carrozzone costituito dalla Fondazione, all’inutilità di costruire una biblioteca di giurisprudenza, quando ne esiste già una a Trieste, alla unificazione dei due Enti regionali allo studio, all’unificazione delle aree di ricerca, dimostra come certe aspirazioni a mantenere in condizioni di sudditanza il Friuli, da sempre nutrite dalla parte più arretrata della classe politica triestina, cercano di riemergere nell’ambito dell’attuale Giunta Regionale.
La istituzione dell’Università del Friuli rappresenta una tappa fondamentale nei processi di liberazione del Friuli da vincoli di dipendenza dall’esterno, un motivo di grande orgoglio per i friulani per aver contribuito a costruire una delle Università più qualificate d’Italia, un fattore potente per la crescita del suo tessuto economico e del suo sistema culturale. In luogo di inseguire sogni di rivincita destinati ad infrangersi contro le convinzioni dei friulani e gli interessi di tante famiglie che senza l’Università di Udine non avrebbero potuto far studiare i propri figli, si chiede alla Regione di impegnarsi fortemente per:
a) sostenere finanziariamente l’Università non solo per progetti di ricerca e interventi infrastrutturali, ma anche con interventi di parte corrente, per far fronte alle storiche condizioni di sottofinanziamento che fin dagli inizi degli anni Novanta ha indebolito le prospettive di crescita dell’Ateneo udinese, seguendo l’esempio delle Province autonome di Trento e di Bolzano che intervengono in modo importante a favore dei bilanci dei rispettivi Atenei;
b) difendere e valorizzare l’autonomia dell’Università, in un quadro di seria programmazione
dello sviluppo del sistema universitario regionale, che ha già uno strumento, che la Regione
non ha saputo utilizzare, nel Comitato Regionale di Coordinamento;
c) potenziare il ruolo che la Legge ha già attribuito all’Università di Udine, quale strumento di
di sviluppo e di crescita di iniziative di formazione e di ricerca dirette a valorizzare la identità linguistica, storica e culturale del Friuli, assegnando specifici finanziamenti per la formazione di una classe di insegnanti in grado di insegnare nelle scuole di ogni ordine e grado la lingua friulana e le lingue delle altre minoranze; anche in questo caso l’esempio
viene dalle altre Regioni a statuto speciale (si veda ad esempio la Sardegna, per non parlare dell’Alto Adige e della Val d’Aosta); gli strumenti già esistenti, che pongono l’Università in competizione con associazioni e cooperative che operano nel settore per acquisire scarse risorse, vanno assolutamente superati;
d) valorizzare l’azione del Consorzio Universitario del Friuli, come istituzione collaterale di
sostegno dell’Università, nelle sue attività a favore delle linee di sviluppo del territorio
friulano; in luogo di istituire nuovi carrozzoni come la ipotizzata Fondazione, senza alcuna giustificazione perché non in grado di mobilitare risorse finanziarie che non siano quelle
pubbliche, si tratta di rafforzare l’azione di un ente rappresentativo degli enti locali delle
province di Udine, Gorizia e Pordenone;
e) rafforzare l’azione dell’Ente Regionale al Diritto allo Studio di Udine, che con organici
contenuti svolge un ottimo servizio agli studenti, che andrebbe potenziato con nuove risorse,
rinunciando ai ricorrenti tentativi di costituire un Ente unico, che avrebbe il duplice risultato
di esportare a Udine le inefficienze dell’Ente triestino e di riununciare ad un servizio su
costruito su misura delle esigenze degli studenti dell’Università friulana;
f) favorire lo sviluppo del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine, che va posto in rete con
i poli tecnologici di Amaro, di Pordenone e di Gorizia, al fine di costruire un potente fattore di trasferimento tecnologico e di crescita innovativa per il sistema produttivo friulano, spezzando ogni legame di dipendenza con l’Area di Ricerca giuliana, che ha altre caratteristiche e funzioni, con la quale si può collaborare e cercare forme di coordinamento, ma senza alimentare pretese di primazia o di unicità di riferimento con la Regione.
L’Università, malgrado gli attacchi della stampa e della classe politica nazionale, e i tentativi di rivincita di gruppi politici triestini che non si rassegnano ai processi di crescita innescati dall’Ateneo friulano, e ormai condannati definitivamente dalla storia, deve riprendere slancio migliorando le sue attività didattiche, accrescendo le sue iniziative di ricerca, rendendole più funzionali agli itinerari di sviluppo del Friuli, che deve essere inserito meglio nei grandi circuiti internazionali della innovazione e della ricerca.
Per fare questo deve essere circondata da un clima di solidarietà della comunità e sostenuta con adeguate risorse finanziarie, che a Udine sono sempre state utilizzate con senso di responsabilità e vontà di sostenere la crescita della comunità.
Udine, Trentennale dell’Università del Friuli
Movimento Autonomista Friulano
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