CHE CI AZZECCA DEPARDIEU?

in Comunicati

Gianni SartorLa storia del Friuli Venezia Giulia è stata sempre caratterizzata nei secoli da invasioni straniere che hanno segnato nel bene e nel male la nostra Regione; nel passato invasioni violente, nella storia recente, per fortuna meno cruente. Qui si vengono a candidare i politici romani e milanesi che vengono sistematicamente eletti, da tempo immemorabile non abbiamo un Ministro Friulano e per i media nazionali spesso l’Italia finisce in Veneto, quando comoda.

Nonostante tutto e tutti il Friuli, con il lavoro ed in silenzio, può vantare numerose eccellenze e tra queste sicuramente trovano uno spazio preminente i vini Friulani. Recentemente abbiamo perso il Tocai, un duro colpo soprattutto psicologico per i nostri produttori e per le nostre Genti. Ma i Friulani sono abituati a cadere e risorgere con amaro coraggio e sono convinto che la nuova denominazione, se ben veicolata, porterà ancora più successo al nostro amato bianco. Il nome “Friulano” è visto all’estero come un messaggio positivo e sicuramente sarà un ottimo biglietto da visita per nuovi successi nei mercati internazionali. In tutto questo contesto, non si capisce come e perché per veicolare gli ottimi vini Friulani, si sia scelto come testimonial Gerard Depardieu e soprattutto sarebbe interessante sapere quanto è stata pagata la “marchetta”. Il bravo e simpatico attore Francese infatti, non può vantare nessun legame con il nostro territorio e non coltiva la vite in Friuli, di conseguenza, sarebbe stato più opportuno scegliere un “promoter” più legato al territorio e quindi più credibile. Parlando con qualche amico, nel solito stile autolesionista Friulano (gli altri sono sempre più bravi di noi), la frase più ricorrente che mi sono sentito dire è: “Ma qui in Friuli non abbiamo personaggi abbastanza famosi….”

Secondo me, Fabio Capello sarebbe stato perfetto in questo ruolo. In lui si possono riconoscere tutti i valori della nostra terra: carattere forte, serietà, ruvida schiettezza e nel suo caso, prestigio internazionale. Basta pensarci trenta secondi no?

Gianni Sartor

Movimento Autonomista Friulano

Pordenone

0 Comments

AUTONOMISMO NON SOLO FRIULANO

in Comunicati

osualdini

Epolis 18 febbraio 2010

AUTONOMISMO NON SOLO FRIULANO

Gianni Osualdini*

Quando si parla della esigenza di raccordare l’autonomismo friulano alle altre forze che si muovono nel paese per conseguire analoghi fini di conservazione e valorizzazione delle tante realtà regionali che compongono l’Italia, ci si scontra spesso contro pregiudizi antimeridionalistici e tendenze isolazioniste che dimostrano quanto ristrette siano le visioni di tanti friulani, che pure ambiscono a conseguire gli obiettivi di rafforzamento della identità e della integrità della nostra terra che il movimento autonomista friulano con tenacia persegue.

Certamente il Friuli viene innanzitutto. Esso deve essere difeso contro ogni tentativo di snaturalizzazione delle sue specificità, da qualunque parte provengano gli sforzi, dichiarati o nascosti, di indebolire il Friuli e di scioglierlo in un magma indistinto di apporti culturali e di sforzi economici, derivino sia dal vicino Veneto o dalle altre regioni di questa Padania di cui si parla tanto ora, ma che non ha avuto mai una propria e distinguibile identità, essendo nient’altro che una espressione geografica, sia dalle regioni meridionali che hanno alimentato importanti flussi migratori diretti verso questa regione di confine, o dalle altre sponde del Mediterraneo. L’identità friulana va protetta da questi processi e da questi apporti, soprattutto quando la si voglia sommergere e annullare.

Ma deve essere chiaro che il Friuli e il movimento che ne interpreta la volontà di crescita non può rimanere isolato, e vincere da solo una battaglia contro il centralismo e l’omologazione. Deve trovare alleanze, che si possono individuare in tre direzioni distinte. Da una parte le regioni che comprendono al loro interno importanti minoranze linguistiche (Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Sardegna), che, come quella friulana, devono essere tutelate e consolidate. Dall’altra le regioni a statuto speciale che hanno tutto l’interesse a mantenere il loro regime di autonomia differenziata, che tanti vantaggi anche di natura economica, è in grado di garantire (e qui possiamo aggiungere la più grande, la Sicilia, animata storicamente da un forte senso di autonomia). Ed infine le regioni ove esistono importanti movimenti o tendenze autonomiste. E’ con tutte queste realtà che i friulani si devono collegare, per non rimanere soli in una battaglia mirata a battere il centralismo, sia romano che milanese.

*Dirigente dell’Associazione per l’Autonomia del Friuli “Identità e Innovazione”

Udine, 17 febbraio 2010

Cell. 349/5637217

0 Comments

UNA NUOVA STAGIONE DI RIFORME ISTITUZIONALI PER IL FRIULI: GLI AUTONOMISTI CONTRO LA SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA DI PORDENONE

in Senza categoria

Gli autonomisti friulani del Friuli occidentale hanno letto con stupore alcune prese di posizione della Lega per la spartizione della Provincia di Gorizia tra Udine e Trieste, cui si sono aggiunte quelle del sen .Saro che propone la fusione di Trieste e Gorizia da una parte e di Udine con Pordenone dall’altra. Si tratta di posizioni che vengono da decenni alimentate dai gruppi culturalmente e politicamente più arretrati sia udinesi che triestini (si vedano i tentativi di Illy di istituire la provincia della montagna friulana, di promuovere il passaggio del monfalconese a Trieste, di eliminare i piccoli comuni). Toccare i confini della province potrebbe portare a grandi inconvenienti per la stabilità e la sopravvivenza della Regione. Se Udine vuole una parte della provincia di Gorizia o vuole abbandonarla a Trieste, il Veneto potrebbe rivendicare oltre la metà della Provincia di Pordenone.

A fronte di queste battute di fine estate espresse da forze politiche o da singoli esponenti importanti che governano la Regione, il Movimento Autonomista Friulano si appella ai responsabili regionali affinché non si facciano travolgere dalle sia pur gravi contingenze legate alla congiuntura economica ma affrontino con chiarezza di idee e con decisione un itinerario di riforme istituzionali che il precedente governo di centro sinistra aveva cercato di avviare.

Bisogna con forza affrontare i problemi strutturali sia di natura istituzionale che economica che indeboliscono fortemente la Regione, e che possono così delinearsi:

1) l’assetto istituzionale della Regione, accentrato, dirigistico ed inefficiente, va profondamente rivisto, con una riforma profonda dello Statuto che può essere anticipato da una nuova normativa in tema di ordinamento degli enti locali, per cui la Regione speciale ha competenza primaria;

2) vanno liberate le energie specifiche sia del Friuli che di Trieste, riconoscendo l’esistenza di due comunità, il Friuli e Trieste, che vanno valorizzate nelle loro capacità di crescita e di individuare percorsi autonomi di crescita e di innovazione; va pertanto costituita la Città metropolitana di Trieste, attraverso la fusione del Comune e della Provincia e la costituzione di un ente di nuova concezione in cui trovino adeguate garanzie i comuni sloveni del Carso e i due grandi comuni di Trieste e di Muggia;

3) gli attuali confini delle province non devono essere modificati, e soprattutto si deve difendere la integrità e unità della Provincia di Gorizia, che deve ritornare a forti legami di collaborazione con il resto del Friuli, attraverso un rinnovato e formalizzato “Patto tra identità” che trovi i motivi e gli strumenti di convivenza e di mutua valorizzazione delle quattro comunità che formano la Provincia goriziana: la friulana della Destra isonzo, la Bisiaccheria del territorio monfalconese, la Gradese e la Slovena del Collio e del Carso; proporre la spartizione del territorio isontino tra Udine e Trieste rischia di ricreare le condizioni per una forte avversione dei goriziani nei confronti del Friuli, che sarebbe visto in tali velleitari disegni come il vero nemico di Gorizia, e allontanare ancora il momento in cui il Friuli possa ritrovare la propria unità, attraverso la Comunità delle Province Friulane costituita nel 2007;

4) riforma dell’attuale assetto delle Province, cui devono essere trasferite tutte le competenze di gestione che le burocrazie e la classe politica regionali cercano di trattenere; alla Regione devono rimanere soltanto le competenze di alta legislazione, di alta programmazione, di rappresentanza degli interessi delle comunità regionali verso l’esterno (Roma, Bruxelles), di reti infrastrutturali sovra provinciali. Pianificazione territoriale, formazione professionale, vigilanza forestale, protezione civile devono essere trasferite alle province: i primi passi da compiere dovrebbero essere la soppressione delle Aziende regionali, il trasferimento del Corpo forestale regionale ai Corpi di polizia provinciale, lo scioglimento dell’Anas regionale;

5) revisione dell’ordinamento degli enti locali, con piena valorizzazione dei piccoli comuni, che lungi dall’essere causa di spreco di risorse, rappresentano potenti fattori di consolidamento del territorio, soprattutto nelle aree montane e in quelle marginali; va effettuato un profondo rinnovamento dell’assetto e delle competenze dei comuni, mantenendo anche quelli più piccoli, alleggerendone le competenze ma non ilo ruolo fondamentale di manutenzione del territorio e di rappresentanza delle comunità, oltre che di partecipazione alloe scelte pubbliche: gli esempi dei tanti comuni dell’Austria, della Svizzera, della Baviera rappresentano i modelli da adottare

6) la rivendicazione del trasferimento di risorse finanziarie, che vuoi ileggittimamente vuoi surrettiziamente, vuoi per disattenzione la Regione non ha saputo o voluto acquisire: si veda la partacipazione al gettito tributario sulle pensioni guadagnate e percepite in Regione, vuoi la partecipazione al gettito dell’Enalotto ottenuto dalla Sicilia, vuoi l’istituzione di nuove partecipazioni quali quelle sulle accise su prodotto generati in regione, con devastazione o consumo di risorse regionali, per produrre energia idroelettrica che poi viene esportata per sostenere le industrie di Mestre e di Brescia;

7) le risorse da acquisire in questo modo vanno utilizzate in tre direzioni fondamentali: strumenti di politica industriale diretti a produrre una profonda ristrutturazione del nostro sistema produttive ed una più evidente capacità di promuovere sui mercati esterni le produzioni friulane (un rinnovato “Made in Friuli”); forme rinnovate di sostegno alle imprese operanti in montagna, che rifuggano dall’assistenzialismo o dalla realizzazione di infrastrutture fisiche non produttive di sviluppo; interventi a favore dell’Università del Friuli che, per quanto di elevato livello, deve essere posta sui livelli di finanziamento dell’Università di Trento.

Queste linee di riforme strutturali devono essere adottate con coraggio dal Governo regionale, e su questo il Movimento Autonomista Friulano federato con il Movimento per le Autonomie intende intervenire a tutti i livelli. Da quello delle Amministrazioni comunali che corrono il pericolo di essere soppresse, a quelle degli interventi sul Governo regionale a quello degli interventi in Parlamento. Nei prossimi giorni si riunirà d’urgenza il coordinamento autonomista della Provincia di Pordenone per verificare le forme di una forte protesta a queste proposte che rendono soltanto a dividere il Friuli.

Il Direttivo regionale e il Comitato Provinciale di Pordenone del MAF sottopongono all’attenzione delle forze politiche del territorio queste proposte, e nel contempo protestano contro prese di posizione che rischiano di mettere a repentaglio l’autonomia, l’identità e l’integrità territoriale della Provincia di Pordenone

Ufficio Stampa
Movimento Autonomista Friulano
info@movimentoautonomistafriulano.org/
cell. 335/6987217

28.8.2009

0 Comments

UNA NUOVA STAGIONE DI RIFORME ISTITUZIONALI PER IL FRIULI: GLI AUTONOMISTI CONTRO LA SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA DI GORIZIA

in Senza categoria

Gli autonomisti friulani del Friuli occidentale hanno letto con stupore alcune prese di posizione della Lega per la spartizione della Provincia di Gorizia tra Udine e Trieste, cui si sono aggiunte quelle del sen .Saro che propone la fusione di Trieste e Gorizia da una parte e di Udine con Pordenone dall’altra. Si tratta di posizioni che vengono da decenni alimentate dai gruppi culturalmente e politicamente più arretrati sia udinesi che triestini (si vedano i tentativi di Illy di istituire la provincia della montagna friulana, di promuovere il passaggio del monfalconese a Trieste, di eliminare i piccoli comuni). Toccare i confini della province potrebbe portare a grandi inconvenienti per la stabilità e la sopravvivenza della Regione. Se Udine vuole una parte della provincia di Gorizia o vuole abbandonarla a Trieste, il Veneto potrebbe rivendicare oltre la metà della Provincia di Pordenone.

A fronte di queste battute di fine estate espresse da forze politiche o da singoli esponenti importanti che governano la Regione, il Movimento Autonomista Friulano si appella ai responsabili regionali affinché non si facciano travolgere dalle sia pur gravi contingenze legate alla congiuntura economica ma affrontino con chiarezza di idee e con decisione un itinerario di riforme istituzionali che il precedente governo di centro sinistra aveva cercato di avviare.

Bisogna con forza affrontare i problemi strutturali sia di natura istituzionale che economica che indeboliscono fortemente la Regione, e che possono così delinearsi:

1) l’assetto istituzionale della Regione, accentrato, dirigistico ed inefficiente, va profondamente rivisto, con una riforma profonda dello Statuto che può essere anticipato da una nuova normativa in tema di ordinamento degli enti locali, per cui la Regione speciale ha competenza primaria;

2) vanno liberate le energie specifiche sia del Friuli che di Trieste, riconoscendo l’esistenza di due comunità, il Friuli e Trieste, che vanno valorizzate nelle loro capacità di crescita e di individuare percorsi autonomi di crescita e di innovazione; va pertanto costituita la Città metropolitana di Trieste, attraverso la fusione del Comune e della Provincia e la costituzione di un ente di nuova concezione in cui trovino adeguate garanzie i comuni sloveni del Carso e i due grandi comuni di Trieste e di Muggia;

3) gli attuali confini delle province non devono essere modificati, e soprattutto si deve difendere la integrità e unità della Provincia di Gorizia, che deve ritornare a forti legami di collaborazione con il resto del Friuli, attraverso un rinnovato e formalizzato “Patto tra identità” che trovi i motivi e gli strumenti di convivenza e di mutua valorizzazione delle quattro comunità che formano la Provincia goriziana: la friulana della Destra isonzo, la Bisiaccheria del territorio monfalconese, la Gradese e la Slovena del Collio e del Carso; proporre la spartizione del territorio isontino tra Udine e Trieste rischia di ricreare le condizioni per una forte avversione dei goriziani nei confronti del Friuli, che sarebbe visto in tali velleitari disegni come il vero nemico di Gorizia, e allontanare ancora il momento in cui il Friuli possa ritrovare la propria unità, attraverso la Comunità delle Province Friulane costituita nel 2007;

4) riforma dell’attuale assetto delle Province, cui devono essere trasferite tutte le competenze di gestione che le burocrazie e la classe politica regionali cercano di trattenere; alla Regione devono rimanere soltanto le competenze di alta legislazione, di alta programmazione, di rappresentanza degli interessi delle comunità regionali verso l’esterno (Roma, Bruxelles), di reti infrastrutturali sovra provinciali. Pianificazione territoriale, formazione professionale, vigilanza forestale, protezione civile devono essere trasferite alle province: i primi passi da compiere dovrebbero essere la soppressione delle Aziende regionali, il trasferimento del Corpo forestale regionale ai Corpi di polizia provinciale, lo scioglimento dell’Anas regionale;

5) revisione dell’ordinamento degli enti locali, con piena valorizzazione dei piccoli comuni, che lungi dall’essere causa di spreco di risorse, rappresentano potenti fattori di consolidamento del territorio, soprattutto nelle aree montane e in quelle marginali; va effettuato un profondo rinnovamento dell’assetto e delle competenze dei comuni, mantenendo anche quelli più piccoli, alleggerendone le competenze ma non ilo ruolo fondamentale di manutenzione del territorio e di rappresentanza delle comunità, oltre che di partecipazione alloe scelte pubbliche: gli esempi dei tanti comuni dell’Austria, della Svizzera, della Baviera rappresentano i modelli da adottare

6) la rivendicazione del trasferimento di risorse finanziarie, che vuoi ileggittimamente vuoi surrettiziamente, vuoi per disattenzione la Regione non ha saputo o voluto acquisire: si veda la partacipazione al gettito tributario sulle pensioni guadagnate e percepite in Regione, vuoi la partecipazione al gettito dell’Enalotto ottenuto dalla Sicilia, vuoi l’istituzione di nuove partecipazioni quali quelle sulle accise su prodotto generati in regione, con devastazione o consumo di risorse regionali, per produrre energia idroelettrica che poi viene esportata per sostenere le industrie di Mestre e di Brescia;

7) le risorse da acquisire in questo modo vanno utilizzate in tre direzioni fondamentali: strumenti di politica industriale diretti a produrre una profonda ristrutturazione del nostro sistema produttive ed una più evidente capacità di promuovere sui mercati esterni le produzioni friulane (un rinnovato “Made in Friuli”); forme rinnovate di sostegno alle imprese operanti in montagna, che rifuggano dall’assistenzialismo o dalla realizzazione di infrastrutture fisiche non produttive di sviluppo; interventi a favore dell’Università del Friuli che, per quanto di elevato livello, deve essere posta sui livelli di finanziamento dell’Università di Trento.

Queste linee di riforme strutturali devono essere adottate con coraggio dal Governo regionale, e su questo il Movimento Autonomista Friulano federato con il Movimento per le Autonomie intende intervenire a tutti i livelli. Da quello delle Amministrazioni comunali che corrono il pericolo di essere soppresse, a quelle degli interventi sul Governo regionale a quello degli interventi in Parlamento. Nei prossimi giorni si riunirà d’urgenza il coordinamento autonomista della Provincia di Pordenone per verificare le forme di una forte protesta a queste proposte che rendono soltanto a dividere il Friuli.

Il Direttivo regionale e il Comitato Provinciale di Pordenone del MAF sottopongono all’attenzione delle forze politiche del territorio queste proposte, e nel contempo protestano contro prese di posizione che rischiano di mettere a repentaglio l’autonomia, l’identità e l’integrità territoriale della Provincia di Pordenone

Ufficio Stampa
Movimento Autonomista Friulano
info@movimentoautonomistafriulano.org/
cell. 335/6987217

28.8.2009

0 Comments

NON SIAMO DI CENTRO SINISTRA: GLI AUTONOMISTI PRECISANO

in Comunicati

Prendere posizione contro proposte che danneggiano fortemente il Friuli, quali lo smembramento della Provincia di Gorizia, che è nella sua maggioranza culturalmente friulana, o l’abolizione dei piccoli comuni che rappresentano un potente fattore di conservazione dell’identità friulana, non significa collocarsi con l’opposizione all’attuale governo regionale, come sembra trasparire dalla collocazione del nostro intervento sulla pagina regionale del Messaggero Veneto. Il Movimento Autonomista Friulano presieduto dall’Ing. Valeria Grillo è movimento federato del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, che rappresenta una delle tre forze politiche che sostengono
l’attuale Governo nazionale. Esso rappresenta la componente autonomista, la coscienza critica identitaria di una coalizione di governo che la forza dei numeri costringe ad essere assai articolata sotto molti punti di vista, comprendendo al suo interno purtroppo anche forze politiche centralistiche che devono essere contenute nelle loro spinte all’annullamento delle identità, a livello sia nazionale che territoriale.

Siamo a favore dell’identità friulana, gravemente compromessa dalle burocrazie e dai centri di decisione triestini. Siamo a favore dell’integrità degli attuali confini provinciali, i quali, se modificati, rischiano di ridurre il Friuli al territorio compreso tra il Tagliamento e lo Judrio. Siamo a favore di una ampia riforma delle competenze delle Province, che vanno fortemente rafforzate rispetto a quelle della Regione, ipertrofica e inefficiente. Chiediamo una coraggiosa riforma delle competenze dei comuni, che vanno valorizzati nelle loro funzioni di servizio e di rappresentanza delle piccole comunità, e che se di piccole dimensioni vanno valorizzate nelle loro funzioni di servizio al cittadino, ed allo stesso tempo alleggerite di funzioni e competenze che vanno trasferite a livello superiore (comuni di comprensorio e Province).

Questo non significa essere di sinistra o di centro-sinistra, forze politiche che a livello regionale hanno nel passato espresso posizioni non molto diverse da quelle di certe componenti dell’attuale centro destra (promozione di fusioni di piccoli comuni, ipotesi di passaggio del Monfalconese e di Grado, o di tutta la provincia di Gorizia alle realtà istituzionali triestine). Significa battersi per l’autonomia e la crescita del Friuli, contro ogni impostazione centralistica.

Ufficio Stampa
Movimento Autonomista Friulano
info@movimentoautonomistafriulano.org/
cell. 335/6987217

0 Comments